Il grande omone peloso

L'astuzia e l'ingegno valgono più della forza... come dimostra questa divertentissima favola

omone2C’era una volta un contadino, di nome Gosto, che aveva acquistato un bel campo a poco prezzo.

- Chissà come mai costa così poco – commentò la moglie - Sarà davvero un buon affare? 

- Certo che si! – replicò Gosto - E’ tutta terra fertile. E pensare che ora è mia! Tutta mia! 

- Mia, vorrai dire! – intervenne una voce.

Gosto e sua moglie si voltarono e videro, con stupore, un omone peloso piantato a pochi metri da loro. Aveva gli occhi iniettati di sangue, il naso tondo e rosso come una barbabietola; due orecchie carnose e appuntite spuntavano da una massa di capelli irsuti come gli aculei di un porcospino e il volto era coperto da una barba arruffata come un cespuglio selvatico.

Il grande omone 1- Fuori dalla mia terra! – strillò ruotando le braccia come pale da mulino.

- La sua terra? – domandò Gosto.

- Si, proprio così. La mia terra che prima era dell’omone mio padre, prima ancora dell’omone mio nonno e che ora è solo mia! 

- Ma tu stai scherzando? Io ho pagato questa terra in contanti e ho firmato il contratto! – insisté Gosto.

- Togliti dai piedi subito, io ero qui prima di te! – replicò l’omone e dalla rabbia cominciò a saltare.

- Beh ora ci sono io! E sono il proprietario! – dichiarò Gosto.

Rimasero lì piantati a guardarsi in cagnesco e nessuno dei due voleva cedere. A un certo punto la moglie di Gosto disse: - Forse ho trovato una soluzione. Tu Gosto potresti seminare e il signor Omone potrebbe raccogliere. E poi potreste dividere le messi! -

- Per me va bene! – disse l’omone.

A Gosto non piaceva l’idea di fare quasi tutto il lavoro e di dover poi dar via metà del raccolto. Ma sua moglie gli fece cenno di star zitto.

- Allora signor Omone, che metà vuoi del raccolto, quella di sopra o quella di sotto?

- Come, come?

- Vuoi quella che cresce fuori dalla terra o quella che cresce sotto? O l’una o l’altra, ma deciditi!

- Oh, io voglio le cime, voi tenetevi pure le radici! -

- Affare fatto! – E si strinsero la mano

- Bene, bene – disse la moglie di Gosto mentre tornavano a casa – Tu sai cosa devi fare ora, no? Devi piantare delle patate!

Così Gosto arò la terra, piantò le patate e stette a guardare come spuntavano le pianticelle verdi. Quando arrivò il momento del raccolto, l’omone si presentò per ricevere la sua parte.

- Ecco – disse Gosto - le cime sono tutte tue. Graziosissime piante di patate buone a… beh, sono sicuro che tu troverai il modo di usarle! -

omone1- Imbroglione che non sei altro! Truffatore, miserabile! Non è giusto! – tuonò l’omone.

- Un patto è un patto, perciò prendi le tue cime di patata e lasciami in pace.

- Vedrai, la prossima volta ti farò vedere io – minacciò l’omone.

- Cosa vuoi per il prossimo raccolto, le cime o le radici? – chiese la moglie di Gosto.

- Le radici, naturalmente. Tenetevele voi le cime! – sbottò e se ne andò.

- Che faremo ora? – chiese Gosto.

- Semineremo dell’orzo, caro. E l’omone potrà usare le radici come crede…-

E così dopo aver raccolto tutte le patate, Gosto seminò il campo a orzo. Rivoltò la terra, la bagnò e, con l’arrivo della primavera, spuntarono i primi germogli verdi. Al tempo del raccolto, quando l’omone peloso venne puntuale a prendere la sua parte, il campo era un tappeto dorato.

- Bene – disse Gosto - Io prenderò le cime e tu puoi raccogliere le radici!

L’omaccione strillò infuriato: – Mi hai imbrogliato di nuovo, brutto omiciattolo!

- Calma, calma. Un patto è un patto! – disse Gosto.

- Va bene, anche questa volta hai vinto. Ma l’anno prossimo avremo entrambi le cime e le radici. Seminerai del grano. Al tempo del raccolto entrambi lo mieteremo. Tu comincerai da una parte del campo ed io dall’altra, e terremo per noi quello che riusciremo a raccogliere.

Gosto guardò le lunghe braccia dell’omone e capì che sarebbe stato molto più veloce di lui. Raccontò tutto alla moglie.

- Ha delle braccia così forti! Può mietere dieci volte più in fretta di me. Questa volta ce l’ha proprio fatta.

La moglie ci pensò un po’, poi disse: – Supponi che da una parte del campo il grano cresca con gambi più duri, la falce perderebbe subito l’affilatura, no? E lo mise al corrente del suo piano.

- Brava! Meno male che l’omone non ha una moglie furba come te! – disse Gosto.

Gosto arò la terra e seminò il grano. Un po’ prima del raccolto comprò dei sottili fili di ferro e durante la notte li piantò  tra le spighe, nella parte del campo riservata all’omone. Il giorno del raccolto l’omone si presentò con due enormi falci, una per mano. Gosto cominciò a mietere a una estremità del campo e l’omone dall’altra. Gosto mieteva con la sua unica falce con colpi regolari e le spighe dorate cadevano ai suoi piedi. L’omone tagliava, sudava, bestemmiava e alla fine si fermò.omone4

- Da questa parte del campo ci sono delle erbacce durissime! – gridò.

- Da questa parte invece nessun problema! – rispose Gosto.

omone 3L’omone era così stupido che non si accorse dei bastoncini di ferro. Affilò le due falci e continuò a menar fendenti al grano. Poi si fermò di nuovo, asciugandosi la fronte. Sbuffò. Provò di nuovo agitando le due falci in tutte le direzioni, ma ad ogni colpo le rovinava sempre più. Alla fine le scaraventò per terra con rabbia.

- Te la puoi tenere la tua stupida terra! E’ più la fatica che il guadagno! – Scavalcò una siepe e si allontanò a grandi passi per la strada polverosa.

Da quel giorno l’omone peloso non tornò mai più a importunare Gosto e sua moglie.

 

 

Redazione

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avatar Articolo scritto da Redazione il 14/11/2019
Categoria/e: Favole, Primo Piano.



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